Destra.it – Licio Gelli, la leggenda nera di un “venerabile” molto trafficone 7 ottobre 2018 – Posted in: Ufficio Stampa

La memoria narrante – che, più che di un saggio, di questo si tratta – del professor Sinagra aiuta a formare il dubbio, in particolare per i giovani che non hanno vissuto da contemporanei alcune stagioni dell’Italia del dopoguerra, sulla veridicità del pensiero unico “artificiale”.

Il libro si occupa di ricollocare la celeberrima loggia “P2“ alla stregua di strumento utilizzato da un personaggio certamente scaltro e con pochi scrupoli – il “venerabile” Licio Gelli – per assumere un ruolo centrale di mediazione tra committenti ed esecutori di affari di grande valenza economica.

Più che di un pericoloso sovversivo, si è probabilmente trattato di quello che più prosaicamente può essere definito “un faccendiere“.

Un soggetto cioè che cercava di legare a sé, coinvolgendolo nella misteriosa e suggestiva esclusività di una loggia massonica, un significativo esercito di persone “importanti”, preoccupandosi che nessuna di esse fosse consapevole di far semplicemente parte della “collezione personale di biglietti da visita“ dell’imprenditore aretino.

Attorno ai rituali esoterici, invero più immaginati che praticati, il Gelli ha lungamente sfruttato le informazioni acquisite da taluni “adepti”, per coinvolgerne altri nella realizzazione di affari in cui, ovviamente, era prevista una significativa mediazione per l’anello di congiunzione, ovvero lo stesso “gran maestro”.

Ma in un’Italia sempre maledettamente bigotta, la vicenda della loggia massonica P2 servì all’ordine costituito per trovare il facile capro espiatorio di ogni nefandezza, garantendosi il lavacro per ogni personale vergogna.

Così, agli incauti sottoscrittori della tessera di adesione al gruppo del “venerabile”, toccó in sorte l’addebito di ogni responsabilità e l’esposizione alla gogna mediatica, per tutti i misteri dell’Italia di quel periodo e delle stagioni a venire per una lunga tratta degli anni ‘80 e ‘90.

Non ho alcun motivo, personale e culturale, per essere indulgente nei confronti del fenomeno della massoneria. Non perché ne tema o ne avversi le supposte argomentazioni filosofiche; ma perché, disconoscendo la veridicità delle stesse, manifesto una consolidata diffidenza verso tutte le forme associative che – in modo più o meno palese – ammantano il redditizio sviluppo dei “fatti propri” dietro pompose motivazioni che ne legittimerebbero lo stato di semiclandestinità.

Una ciarlatanata ad uso personale, questo e poco più fu probabilmente la loggia P2; ma nell’Italia dietrologica e cospirazionista fu, per almeno un ventennio, l’utile tappeto sotto il quale celare la polvere delle vergogne di Stato.

Questo ciò che – a mio avviso – traspare tra le righe del lavoro di Sinagra che, benché ancora troppo emotivamente coinvolto dagli effetti che la vicenda ebbe sul suo percorso umano e professionale, delinea con chiarezza i tratti di una storia sovradimensionata ad arte dal potere e dall’informazione omologata. Un’opera di trasparenza e distaccata obiettività, che ben si inserisce nell’ambizioso ed indipendente percorso lanciato da Altaforte Edizioni.

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