Cartàstraccia – Guido Keller

CARTASTRACCIA

Il libraio di Altaforte racconta..

Capitolo 5 – Guido Keller

1923, cielo di Libia.

Un aereo italiano in ricognizione punitiva contro i ribelli al governo coloniale italiano viene colpito e costretto a un atterraggio di emergenza. I ribelli subito si avventano contro il velivolo ma si fermano, esterrefatti, di fronte al pilota che esce calmo dalla fusoliera: barbuto, pelle scura, vestito alla maniera araba.
Si mette anche a parlare, il pilota, e conquista prima quei ribelli, poi il loro capo e, quando ormai è creduto morto, eccolo che torna alla base a cavallo di uno splendido sauro bianco, scortato proprio dalla tribù nemica in armi per rendergli onore.
Sembra un racconto di fantasia, questo, eppure al Vittoriale è conservata una fotografia di questo pilota e dei suoi singolari accompagnatori. La didascalia riporta un nome: Guido Keller.

Ala azione nello splendore che sa parlare all’aquila.

Esistono diversi tipi di uomini: quelli comuni, gli eroi e poi ci sono quelli che non rientrano in nessuna categoria. Sono lì, come meteore, unici nel loro genere.

Guido Keller è uno di questi.
Un misto tra audacia, follia, ribellione e spirito legionario, Guido Keller. Uno spirito libero, per davvero, poco attento alle formalità e, tantomeno, alla disciplina militare: è più facile trovarlo appollaiato su un albero, nudo, a leggere un romanzo che in divisa inamidata sull’attenti. Eppure è un ottimo soldato, forse uno dei migliori aviatori dell’epoca e fedele compagno di D’Annunzio durante la presa di Fiume.

“Il Comandante lo consulta e gli vuol bene. I bambini piccini credono che sia il Diavolo”, scriverà Kochnitzky.
E un diavolo, bonariamente parlando, forse Guido Keller, ala azione nello splendore, lo era davvero con quella capigliatura arruffata, la barba selvaggia e i baffi obbligati all’insù, come un moschettiere.
Si dice che, asso dell’aviazione, in volo leggesse l’Orlando Furioso, le liriche del Leopardi o le tragedie di Shakespeare e che, dopo l’atterraggio, più che riferire della missione, commentasse ad alta voce il libro letto.

A chi altri, se non a lui, poteva mai venire in mente di gettare un pitale su Montecitorio per perorare l’impresa fiumana?
A chi altri, se non a lui, poteva sorgere l’idea della Società Yoga, Unione degli Spiriti Liberi, trasgressività nella già trasgressiva Fiume liberata?
Fu tutto questo Guido Keller e fu anche di più.
Ma da chi, ala azione nello splendore, sa parlare all’aquila, non ci si poteva aspettare diversamente.

Lorenzo Cafarchio

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