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Cartàstraccia – Pio Filippani-Ronconi

CARTASTRACCIA

Il libraio di Altaforte racconta..

Capitolo 4 – Pio Filippani-Ronconi

Il mondo inizia con il  Cid Campeador. Il mondo inizia con un’immagine di coraggio.

Ed è in una mattina di guerra quando, sole già alto, gli americani vedono l’SS-Obersturmführer Graf Pio Filippani-Ronconi a pochi metri dalle loro postazioni con il corpo di un commilitone in spalla. È sulla linea di tiro ma nessuno spara, nessuno osa. Non di fronte a quell’atto così eroico e, allo stesso tempo, così naturale che sembra sospendere il tempo del conflitto.

Avevo imparato – dirà poi Ronconi – che non si lascia nulla nelle mani del nemico. Tanto meno il corpo di un giovane eroe diciottenne”.

Nulla nelle mani del nemico ma molto nelle mani di coloro che hanno voluto raccogliere quanto seminato da lui che, vir, ha saputo essere esempio.

Costantemente mantenersi presenti, dentro la propria mente. Esercitarsi. Avere una condotta particolare; disprezzare il facile comodo, disprezzare l’inutile lusso; essere uomini raffinati, ma essere uomini fermi. Mantenere la fedeltà della parola. E nel fisico, esercitarsi (…). Fate risorgere lo Spirito dalla congiuntura delle vostre ossa. Tutto il vostro corpo deve essere una immagine di quello Spirito”.

 

pio filippani ronconi

Si potrebbe descrivere con infinte parole Pio Filippani Ronconi. Si potrebbe, ma ne basta una che le racchiude tutte: vir.

Il mondo inizia in molti modi. Per lui era iniziato con un’immagine di coraggio che si concretizzava negli occhi verdi, bellissimi, e lo spirito celtico della madre, fucilata dai repubblicani in Spagna, e nell’ardimento e nelle gesta del padre, “un Tex Willer con la laurea in Ingegneria”, diceva il Professore.

Un’immagine che Pio Filippani-Ronconi ha voluto incarnare appieno, imbracciando le armi quel maledetto 8 settembre 1943 e presentandosi, fermo e presente a se stesso, davanti ai reclutatori tedeschi per farsi mandare al fronte: “Sono un patrizio romano e come tale mi compete di morire riscattando la vergogna dei più”.

Non morì. A lui il destino non concesse la bella morte in battaglia ma gli affidò un compito se possibile ancora più arduo: quello di trasmettere.
E il giovane SS-Obersturmführer Graf Pio Filippani-Ronconi, ora professore stimatissimo, orientalista d’eccellenza e autorità indiscussa nel campo di lingue, filosofia e tradizioni, consiglia, indica, suggerisce.
Trasmette. Senza sosta, senza tregua continua a seminare, tracciando solchi e accendendo fuochi fino a quando non viene chiamato per passare oltre in una mattina di febbraio in cui Roma si sveglia con un’insolita nevicata, seguita da un bellissimo sole.

Il mondo per Pio Filippani-Ronconi è iniziato con un’immagine di coraggio.
A noi il dovere di raccoglierne spirito e testimone perché non svanisca ma si rinnovi.
Ogni giorno.

 

Lorenzo Cafarchio

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