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Cartastràccia – Francesco Baracca

CARTASTRACCIA

Il libraio di Altaforte racconta..

Capitolo 46 – Francesco Baracca

Le fiamme avvolgono la carlinga mentre il pilota tenta una disperata manovra evasiva, l’ultima. L’aereo è perso. Pensa veloce, mentre il fuoco inizia a ustionarlo e capisce che non ci sono soluzioni: atterrare è impossibile e tanto meno farlo dietro le linee nemiche. No, prigioniero mai! Non si lascia nulla in mano agli austriaci.
Non c’è più tempo. Con un gesto fulmineo sfila la pistola dalla fondina, punta alla tempia e spara.
Saranno i suoi commilitoni a ritrovare il corpo e i resti fumanti del cavallino rampante.
Francesco Baracca, asso degli assi, ha concluso il suo ultimo volo senza lasciare vittoria al nemico.

baracca - altaforte edizioni

Il cielo plumbeo e sotto le trincee che seguono la linea del fronte.
Francesco Baracca aveva ben chiaro quel paesaggio, terribile e bellissimo, che stringe il cuore in una morsa mentre sale l’adrenalina della battaglia.
Una battaglia aerea per lui che, asso degli assi, aveva rivoluzionato il modo di volare dell’aviazione italiana.

Primo pilota da caccia in Italia, campione indiscusso di abilità e di coraggio, sublime affermazione delle virtù italiane di slancio e di audacia,

E quale simbolo migliore per lui se non il cavallino rampante? Nero su sfondo bianco, sfrecciava nei cielo scatenando il panico tra gli aviatori austriaci.
Nessuno poteva eguagliarlo, lui e con lui tutta la squadriglia degli Assi da Guido Keller, che troveremo qualche anno più tardi a Fiume, al sergente Nardini, da Adriano Bacula, sepolto come Keller al Vittoriale, a Fulco Ruffo.
Nessuno, fino a un maledetto giorno di giugno quando, nei cieli di Nervesa, il velivolo di Baracca precipita colpito dal fuoco nemico.
Si dice che, tra le fiamme, tirò fuori la pistola e se la puntò alla tempia, sparando, per non morire bruciato né cadere in mano al nemico.
E in mano al nemico non cadde perché, qualche giorno più tardi, fu il suo ultimo compagno di volo, il capitano Osnago, a trovarne il corpo.
Niente in manco al nemico.

Qualche anno più tardi, nel 1924, Enzo Ferrari ricevette dalla madre dell’aviatore l’autorizzazione ad utilizzare il cavallino sulle sue monoposto. Francesco Baracca sfrecciava ancora.

 

Di Lorenzo Cafarchio

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