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Cartastràccia – Capitan Harlock

CARTASTRACCIA

Il libraio di Altaforte racconta..

Capitolo 27 – Capitan Harlock

Perché un fumetto? La risposta è: perché no?

Del resto, se dobbiamo parlare di sfida, lotta e rivoluzione è difficile non pensare anche a quella ciurma di uomini liberi nata dalla penna di Leiji Matsumoto. Nata lontano, effettivamente, perché Capitan Harlock e i suoi camerati (sì, avete letto bene) arrivano dal Giappone eppure, in virtù di quel legame invisibile tra i nostri popoli, tanto vicina da incarnare le battaglie di una certa gioventù guerriera che ha deciso di farne per questo un nume tutelare.
Non poteva essere altrimenti: un pirata trattato da criminale in patria che lotta comunque per essa contro un governo di traditori che, mentre il popolo rimane narcotizzato dalla propaganda televisiva, permette un’invasione straniera.
Quindi perché un fumetto? Perché siamo noi, i Capitan Harlock del nostro tempo. Irriverenti, invitti, inarrestabili mentre lanciamo la nostra sfida alle stelle a bordo della nostra Arcadia, barlume di luce nel grigio senza vita di un mondo che sta rovinando su se stesso.

Perchè voli con un aereo con una croce di ferro?
Per rettitudine e riconoscenza verso la mia Nazione.

capitan harlock - altaforte edizioni

Gli antenati di Harlock erano cavalieri erranti, vissuti in una meravigliosa terra tutta foreste e laghi chiamata Arcadia.

Non è difficile immaginare che Capitan Harlock discenda da un Galahd, un Orlando, un Lancillotto o, perché no?, un Don Chisciotte.
Certo, non vedrete Harlock lanciarsi a cavallo contro i mori né conquistare la luna con un ippogrifo ma, in fin dei conti, se cambia l’immagine, il senso rimane quello, anche a distanza di secoli.
Harlock è un cavaliere errante e il suo cavallo è l’Arcadia. Affronta, lui, pirata dei cieli, i “mori” di Raflesia per salvare il suo popolo, il suo sangue, la sua terra.
Dietro alle futuristiche storie create da Leiji Matsumoto riemerge un sentire profondo, che affonda le radici in un solco vecchio di millenni.
Una melodia di inchiostro che sa di onore, di fedeltà e di coraggio. Di bushido e romanità.

Non poteva non piacere Capitan Harlock a quella gioventù guerriera che ne ha fatto un nume tutelare.
Non poteva passare inosservato come se fosse un semplice fumetto.

Uomo libero, nemico in una Patria che continua disperatamente ad amare e difendere, combatte contro un governo di corrotti, burocrati e traditori che vende il suo stesso popolo allo straniero, pronto all’invasione.
Con lui, un manipolo di uomini che lotta, incessantemente, per la vittoria.
Fino all’ultimo sorriso, oltre l’ultimo respiro!

Citare gli ZetaZeroAlfa non è un caso perché Capitan Harlock siamo noi ora e lo rivendichiamo, nonostante i tentativi di costruire un’immagine di un pirata anarchico, apolide e cosmopolita.
Illusioni: Capitan Harlock ha ben chiara quale sia la sua Patria, la sua direzione e la sua battaglia.
Ha ben chiaro quali siano i valori, cavallereschi, che devono guidare la sua azione, tutta finalizzata a proteggere quel popolo imbelle e dissoluto, così lo definisce Raflesia, che però rimane il suo popolo.
E Harlock, che non si arrende al fatalismo e non crede nella sconfitta, sa che le forze della sua gente sono lì, sopite sotto la cenere, ma pronte a risvegliarsi una volta riacceso il fuoco.

Del resto i sogni non svaniscono, finché le persone non li abbandonano.

Lorenzo Cafarchio

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