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Cartastràccia – Marcello Gallian

CARTASTRACCIA

Il libraio di Altaforte racconta..

Capitolo 38 – Marcello Gallian

A diciassette anni avere alla cintola un pugnale vero e nel tascapane (il tascapane, perdio) le bombe, vuol dir far festa

Scrive così Gallian, classe 1902, e incarna in una frase tutto lo spirito di quei ragazzini, bambini quasi, che nel settembre del ’19 scappano dalle madri per raggiungere Fiume e partecipare all’ebrezza dell’impresa d’annunziana.
Sono in 700, i “bambini” di Fiume. 700 giovanissimi volontari come Gallian, molte di famiglie borghesi, che abbandonano la comodità della casa paterna, gli studi al liceo e abbracciano una fede.
Un po’, ci piace pensare, come quel pugno di ragazzi, forse un poco più grandi, che a circa cent’anni di distanza si stringono attorno a un tricolore, nonostante le cariche, nonostante le botte, nonostante i giudizi di chi rimane al sicuro dietro uno schermo. E sorridono, continuano a farlo perché per loro, per noi, è una festa, è la pazza gioia di chi ha 17 anni tutta la vita.

marcello gallian - altaforte edizioni

Noi bambini […] scappammo a Fiume per sentirci armati come gli altri.

Marcello Gallian, scrittore e pittore, classe 1902, era uno di questi “bambini”. Ragazzini di 17, 15, 14 anni scappati dalla sicurezza della casa paterna per imbarcarsi in una delle più belle avventure di inizio secolo, l’impresa fiumana.

Per uno come Gallian non poteva essere diversamente: spirito anarchico e anticonformista, dopo l’esperienza fiumana aderì con entusiasmo a San Sepolcro e marciò su Roma, desideroso di una rivoluzione che riscattasse la gente dal cancro borghese.
Uno spirito libero che, pur rimanendo sempre squadrista e fascista, lo portò spesso a scontrarsi con lo stesso Mussolini che, per quanto non appoggiò mai in toto le sue idee considerate troppo radicali, non gli fu mai avaro di aiuti economici e di stima.

Ora, guardando i suoi quadri, anche quelli del difficile dopoguerra, come Sogno di battaglia (1961), traspare con evidenza quella voglia di rivoluzione, quella voglia di lotta anti-borghese che non lo abbandonò mai.
Lo scrive, nei suoi libri, di questa rivolta interiore ed esteriore. Quella che anima, appunto, quei 700 bambini di Fiume, corsi da tutta Italia per fare festa.

A diciassette anni avere alla cintola un pugnale vero e nel tascapane (il tascapane, perdio) le bombe, vuol dir far festa.

Perché questa è la rivoluzione. Non un pranzo di gala ma sangue e gioia, la pazza gioia, direbbe qualcuno, di essere fascisti.
La stessa pazza gioia che vedi sui volti di altri ragazzi, quasi della stessa età, che cent’anni dopo si trovano ancora in una piazza, stretti attorno a un tricolore, a difendere la bandiera della propria nazione contro il braccio armato di un governo di incapaci burattini.

Lorenzo Cafarchio

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