CARTASTRACCIA
Il libraio di Altaforte racconta..
Capitolo 45 – Antoine de Saint-Exupéry
La notizia è come uno schiaffo che getta nello sconforto anche il pilota tedesco.«Quando ho saputo di chi si trattava — dirà — ho a lungo sperato che non si trattasse di lui».
Non si sa se l’aero abbattuto da Horst Rippert fosse realmente quello di Antoine de Saint-Exupéry. Qualcuno avanza dubbi, qualcun altro ipotesi.
Fatto sta che lo scrittore scompare nel cielo notturno del 31 luglio 1944 in un mare di onde e di stelle e, in fondo, per quell’uomo figlio di tutti e di nessuno, che passeggiava tra le dune del deserto con Nietzsche sottobraccio, è stato giusto così: una fine romantica, misteriosa. Dolce e dura insieme, come una rosa con le sue spine.
E s’immerse in quella profonda meditazione del volo, nella quale si assapora una inesplicabile speranza.
Seduto su una duna Antoine de Saint-Exupéry riflette sulla lettura appena conclusa. Nietzsche lo ha sempre affascinato e lo accompagna anche lì, in quell’angolo di mondo tra oceano e deserto dove, finalmente, può essere se stesso.
In fondo le città non lo hanno mai entusiasmato, quelle moderne, quanto meno. Il deserto è diverso, qui la solitudine è totale e, al di là di qualche sparuto incontro con i nomadi berberi, l’unica compagnia è quella di se stessi. La riflessione è d’obbligo, il farsi da specchio da soli anche.
Nelle città si dimentica che cosa sia un uomo. È ridotto alla sua funzione: postino, venditore, vicino che vi disturba. È in fondo al deserto che si scopre al meglio ciò che è un uomo.
Il deserto diventa rifugio. Rifugio dalle polemiche per il suo rapporto con La Rochelle e dall’astio di De Gaulle che ne proibisce i libri in territorio francese, rifugio dal vociare isterico di una Francia troppo presa ad accusare, giudicare, sentenziare.
Antoine de Saint-Exupéry non ha voglia di star dietro a tutto questo rumore, preferisce il silenzio e le lezioni di arabo di un marabutto. E scrive. Scrive le pagine più importanti della sua opera dando forma a quello Zarathustra del deserto che diventa centro e cardine della Cittadella.
Aviatore nel mondo concreto e trasvolatore dell’anima in quello sensibile, pensa un mondo moderno diverso e lo crea nella solitudine del deserto, proponendo un modello di uomo e un’idea di Stato differenti.
Diventa, tra una duna e un libro di Nietzsche, un poeta-filosofo e, al lettore che scorre le righe del libro, chiede:
«Se non c’è nulla al di sopra di te non puoi ricevere nulla se non da te stesso. Ma che cosa puoi ricevere da uno specchio vuoto?».
Di Lorenzo Cafarchio
