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Cartastràccia – Corneliu Zelea Codreanu

CARTASTRACCIA

Il libraio di Altaforte racconta..

Capitolo 42 – Corneliu Zelea Codreanu

 La vita legionaria è bella.
Codreanu lo pensa davvero mentre traccia sul foglio linee di inchiostro. È bella, pensa, per i pericoli che deve affrontare, per il cameratismo dei suoi legionari, per l’inflessibilità della loro Guardia.
È di quella bellezza guerriera che ha fondato l’Europa con l’epopea degli eroi.
Lo stesso pensa Evola, seduto poco lontano in silenzio, mentre ammira quel giovane dagli occhi azzurri che dà immediatamente una impressione di nobiltà, di forza e di lealtà.
Lo osserva e coglie la differenza sottile tra chi conosce solo la vita e questi giovani asceti guerrieri che cercano la vittoria interiore. Quella contro la tentazione del vizio, della comodità, della vita borghese.
Sangue contro oro.

Corneliu Zelea Codreanu - altaforte edizioni

Ci sono sempre due forze in campo. Quelle dell’azione e quelle della reazione.
Codreanu, con i suoi legionari, apparteneva all’azione, quella del sangue contro l’oro.
In Romania probabilmente lo ricordano in pochi. In Europa gli hanno, complici, messo addosso la maschera di “cattivo”, come sempre avviene per chi cerca una via altra, diversa.
Eppure nelle lettere, nei racconti, nella memoria di tanti che lo han conosciuto, Codreanu si innalza sopra ogni accusa e parola malevola, forte della sua bellezza – quella stessa bellezza che affonda le radici nell’epica europea – di legionario dello spirito.
Sì, perché quello che faceva, e fa, paura alle forze della reazione non sono gli uomini che imbracciano – solo – armi esteriori. Sono quelli uomini, quegli eroi, se vogliamo, che innalzano una cittadella interiore centrata su un fuoco sacro.

Quella di Codreanu, quel giovane alto e slanciato, col volto aperto, come avrà modo di ricordare Evola, che trasmetteva nobilità, forza, lealtà, è una fortezza costruita e difesa da giovani asceti guerrieri che fanno della lotta una battaglia interiore contro l’animo borghese, contro le comodità, contro l’addormentarsi.
Sentinelle di una trincea ideale che ammutoliscono, sorprendono il nemico, quello che al sangue preferisce l’oro, che non può far altro che ammirare, suo malgrado, la bellezza eroica che si trovano davanti.

E così, in silenzio, egli restò in mezzo alla folla. Non aveva nessun bisogno di parlare. Il suo silenzio era eloquente; egli sembrava esser più forte di noi, più forte dell’ordine del prefetto che gli vietava di parlare.

Ora, qualcuno scrive che i sogni di rivoluzione di Codreanu, con il suo sorriso da fanciullo, sono finiti con il suo omicidio e con quello dei suoi legionari.
Lo scrive con dispiacere, come se la battaglia fosse persa. Eppure Codreanu anche in questo ha lasciato una traccia, un’indicazione.

I veri legionari – scrive – non si perdono d’animo, superano anche questa ultima prova e giungono a riva, coperti di gloria.

A noi la scelta su chi essere.

Di Lorenzo Cafarchio

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