“Foco Grosso” a cura dell’Accademia Liverziani – Leggi l’articolo!

Arriva il primo libro del 2020 in casa Altaforte,
Il #librodifebbraio sarà:

Foco Grosso 

Memorie patrie di armi

a cura dell’Accademia Liverziani

 

Compendio breve sulle armi in Italia, dalla clava ai giorni nostri.

Dal mito alla storia, origine ed evoluzione della produzione armiera nostrana; primati italiani nella tecnologia e nello sviluppo delle armi da fuoco; la trasfigurazione del metallo e la verticalizzazione spirituale dell’opera degli antichi Fabbri; Alchimia e polvere da sparo; esegesi degli antichi manuali per bombardieri; mirabolanti imprese militari; incredibili invenzioni; straordinari fatti d’arme; apologia del duello; analisi del culto dei Santi Militari; lo Zen ed il tiro di precisione; il “Malicidio” e la dottrina cristiana della “Guerra giusta”.

Una sintesi accademica, storica, etimologica, sardonica, esoterica, esaustiva dei mezzi di difesa e di offesa ad uso di far guerra, dall’antichità ai primordi del secolo XX.

copertina foco grosso

 “Foco Grosso”, il nuovo saggio curato dall’Accademia Liverziani è il primo libro del 2020 edito da Altaforte 

Bombarde e duelli, “Foco Grosso” presenta una sintesi storica e sardonica dei mezzi di difesa e offesa.

La produzione armiera vista e raccontata con un linguaggio sardonico, scanzonato ma, allo stesso tempo, storico e preciso.
Tra duelli all’arma bianca, episodi curiosi e spunti storici, il libro trasporta appassionati del settore e lettori curiosi in quella che è una sintesi non scontata e inusuale dei mezzi di difesa e di offesa dall’antichità ai primordi del secolo XX.

Rimanete con noi per scoprire curiosità e aneddoti molto interessanti sul tema trattato dal #librodifebbraio: “Foco Grosso” dell’Accademia Liverziani è in arrivo!

DISPONIBILE DAL 10 FEBBRAIO

FOCO GROSSO

Le pillole di.. “Foco Grosso” 

“Al confronto il vescovo Lefebvre sembra Brigitte Bardot”.
In tal modo L’Unità descriveva Oscar Luigi Scalfaro, considerato uomo di rigidissime vedute.

Un giorno, il futuro Presidente dalla Repubblica Italiana, apostrofò malamente una giovinetta, tale Edith Mingoni in Toussan, rea d’essersi scoperta oltremodo la spalla durante la canicola di luglio. Essa fu definita “sconveniente e donna disonesta” dall’ Oscar Luigi allora deputato all’Assemblea Costituente.

La vicenda si risolse in gran subbuglio e causò un vero e proprio scandalo, defluendo in ben tre sfide a duello: una da parte del padre della Mingoni in Toussan, l’altra da parte del marito della medesima (nomen omen, tale Aramis) e l’ultima, nientedimeno, da Totò, al secolo principe Antonio de Curtis, che veementemente prese le parti della donna.
Scalfaro rifiutò di battersi, perché, testualmente, “la sua fede di cristiano gli impediva di duellare”. Intervenne dunque, in veste di galantuomo, il celebre attore napoletano accusando di “fellonìa” il “Barone bacchettone” in una lettera pubblicata su “L’Avanti!”: “Ella ha respinto la sfida a duello pei principi cristiani, ma il sentimento cristiano, invocato per sottrarsi ad un dovere che è un patrimonio comune di tutti i gentiluomini, avrebbe dovuto impedire di fare apprezzamenti sulla persona di una Signora rispettabilissima. Abusi del genere comportano l’obbligo di assumerne le conseguenze, per quel sentimento di responsabilità morale e cavalleresca a Lei ignoto.” (Principe Antonio Focas Flavio Comneno de Curtis)

FOCO GROSSO

Le pillole di.. “Foco Grosso” 

Il duello olimpionico

Negli ultimi anni del secolo XIX il duello d’assalto venne assimilato alle discipline sportive e successivamente, in occasione delle Olimpiadi intermedie di Atene, venne di fatto incluso nei giochi Olimpici.

Le speciali pistole “a cera”, a retrocarica, prodotte ad hoc dalla ditta parigina “Piot Lepage”, venivano poste in un incavo refrigerato per evitare il surriscaldamento della canna, perché la cera del proiettile non si fondesse anzitempo. (…) Alcuni duellanti, raffinati nella scelta degli accessori, utilizzavano sul campo un secchiello da champagne, pieno di ghiaccio, cui introdurre le armi per opportunamente rinfrescar le canne prima degli incontri.

FOCO GROSSO

Le pillole di.. “Foco Grosso” 

 

Chi ha inventato il revolver?

Revolver, dal latino “Revolvo”, roteo, rotolo, “muovere rapidamente a guisa di ruota”.
L’invenzione è storicamente attribuita al noto imprenditore statunitense Samuel Colt (1814 – 1862), universalmente riconosciuto come il “padre” dei moderni revolver. Molti ignorano, tuttavia, che un savio artigiano costruì in Sardegna, a Gadoni (provincia di Nuoro), la pistola a tamburo ben 3 anni prima dell’americano Samuel Colt.

Francesco Antonio Broccu (1797-1882), geniale inventore, fabbro e orologiaio di grande manualità, produsse nel 1832 la “Revoltella Broccu”, una pistola a sei colpi munita di tamburo, in grado di roteare meccanicamente con l’armarsi del cane, per incastrarsi sulla canna al momento del fuoco.
Del tutto simile, nella meccanica e nella forma, al posteriore revolver di Colt, la Revoltella Broccu era capace di sparare sei colpi a ripetizione senza incepparsi. (…)

Broccu venne invitato ad illustrare il meccanismo ed introdurre ufficialmente la sua creazione al Re, ma lui, mestamente, diniegò, per continuare a produrre per i suoi compaesani giocattoli meccanici di ferula e sugheri, mulini a ruote verticali, argani ed attrezzi agricoli, noti tuttavia per efficienza e grandiosità di stile.

Le pillole di.. “Foco Grosso” 

 

Antichi guerrieri Sardi al servizio dei Faraoni

Molti accademici, ed archeologi italiani ed egiziani, danno per certa la pertinenza degli Sherdana, guardia pretoriana dei Faraoni, ai popoli “nuragici sardi”. (…)

“Negli antichi papiri vengono descritti come corpo scelto dell’esercito del faraone. Non è un caso la somiglianza delle armature tra gli shardana e i nuragici, soffermandoci in particolare sulle spade e gli scudi, osservando i disegni scolpiti sui muri egizi e i bronzetti sardi.” (Abbas Mensour, rettore dell’università di Qena, Egitto).

La più antica menzione del popolo chiamato comunemente Sherdana, si trova nelle “Lettere di Amarna”, documenti redatti in cuneiforme nell’area dell’antica Akhetaton (città fondata nel XIV secolo a.C. da Akhenaton, faraone egizio della XVIII dinastia). L’archivio include la corrispondenza fra Rib-Addi, Re di Biblo, nodale centro della civiltà fenicia, e il Faraone, databili 1350 a.C.
In tale contesto, i “Sardi” appaiono già come grandi avventurieri e soldati di ventura, disciplinati nel combattere e pronti ad offrire i loro servigi ai sovrani locali.

Le pillole di.. “Foco Grosso” 

I primi proiettili della storia

Le “Glandes”, proiettili scagliati dai frombolieri romani, venivano fuse in stampi e recavano sovente delle iscrizioni.
Ne troviamo di argute, poetiche, minacciose, ironiche, a volte propiziatorie o animate da beffardo sadismo.
Nel Museo archeologico nazionale dell’Umbria si conservano quelle che le truppe di Agrippa e Ottaviano si scambiavano con le milizie di Antonio e Fulvia, durante l’assedio di Perugia (42 a.C.).

Alcune recano inciso un fulmine e sul retro un laconico “Accipe!” (“beccati questo”), e ancora si ironizza: “Per un pelo!” su un altro si legge “Il tuo cuore a Cerbero”, su di un ultimo, semplicemente: “Aimè!” (…)

Le memorie che le Ghiande militari portano iscritte, a volte tradiscono un’inclinazione di vivo idioma, volgare, colorito e lascivo, atto ad offendere nell’intimo.

“Per il didietro di Pompeo”, si augura un fromboliere, o ancora auspicando “Che entri nel retto di Ottaviano” o nello specifico in altre parti intime di Fulvia, la moglie di Marco Antonio.

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