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La lotte delle razze

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Ludwig Gumplowicz

28,00

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Descrizione

pp. 360

Poco noto al grande pubblico dei lettori italiani Gumplowicz risulta essere ancora oggi centrale per gli studi degli antropologi, sociologi e, appunto etnosociologi perché, come nota Aleksandr Dugin nella sua opera Etnosociologia (AGA Edizioni 2021), non solo Gumplowicz ha il merito di aver introdotto il termine “etnosociologia” nella «prima fase di istituzionalizzazione della scienza sociologica» ma, nel campo dell’etnosociologia, è stato e resta la figura chiave.

In questo libro, scrive Gumplowicz, «vedemmo come la lotta razziale per il dominio, attizzata attraverso sentimenti naturali di ostilità per lo straniero, di odio e di ripugnanza, e sempre vivacemente mantenuta, aprì il cammino a ogni sviluppo sociale complessivo, che produsse i fenomeni culturali più grandiosi, nuovamente attraverso le comunità sociali e gli ordinamenti di dominio più variegati, ininterrottamente sui più diversi punti della terra e nelle più diverse epoche storiche».

«Nelle sue opere – sottolinea Aleksandr Dugin – egli adopera costantemente il termine “razza” (die Rasse), benché intenda con ciò non un concetto biologico bensì culturale e sociale, cioè l’ethnos. Egli contrappone la razza (nel senso di ethnos) allo Stato quale forma di organizzazione politica in cui il conflitto etnico si trasforma nel contrasto tra élite e masse, cioè diventa una contraddizione interna, e alla nazione quale una delle costruzioni artificiali dello Stato. Ecco perché la tesi principale di Gumplowicz sulla “lotta delle razze” (Rassenkampf), da cui il titolo della sua opera più nota, andrebbe tradotto piuttosto con “lotta degli ethnoi”».

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