Cartastràccia – Almerigo Grilz

CARTASTRACCIA

Il libraio di Altaforte racconta..

Capitolo 47 – Almerigo Grilz

 

Almerigo Grilz imbraccia la macchina da presa mentre i guerriglieri iniziano a correre sui binari della ferrovia. Sparano ma lui li segue comunque, cinepresa accesa, catturando con l’obiettivo ogni passo, ogni caduta, ogni proiettile.
La tensione è alta e, del resto, come non potrebbe esserlo tra spari e feriti? Almerigo però rimane, rayban e tuta mimetica, in piedi a filmare. Fino a quando…
è quasi mezzogiorno quando i guerriglieri finiscono di coprire la fossa dove hanno adagiato il corpo del reporter lì, in terra d’Africa, lontano da casa.

“Se muoio – diceva – non riportatemi indietro, lasciatemi dove sono caduto”.
E così è stato: quella mattina del 19 maggio 1987 Almerigo Grilz non tornerà mai indietro.

 

cartastraccia - altaforte edizioni

E’ il 19 maggio del 1987 e gli organi di informazione italiani comunicano la morte di Almerigo Grilz sul fronte di guerra del Mozambico.
Non è un nome famigliare quello di Almerigo, non ha la notorietà che meriterebbe ma, forse, è anche meglio così: ad Almerigo, schivo e di poche parole, probabilmente i riflettori non sarebbero piaciuto neanche dopo la morte.
D’altro canto, ai più interessava poco commemorare e ricordare una figura politicamente scomoda come quella di un militante del Fronte della Gioventù.


Un’eredità pesante da portarsi addosso ma Grilz se ne fregava tra un reportage e un altro, tra proiettili, guerriglieri e scontri l’eventuale polemica passava totalmente in secondo piano.
Eccolo allora, l’ignoto reporter a riprendere, cinepresa in spalla, gli attacchi dei MIG, gli assalti dei guerriglieri, la disperazione dei civili. Tutto senza paura, spinto da quella voglia di avventura e di amore per l’impresa che spesso muove i passi di chi si sente bruciare un fuoco dentro.
E la morte, la morte non faceva paura. Era, anzi, compagna sempre presente tra una spedizione e l’altra, sempre lì, accanto: prima o poi se lo sarebbe portato via, stava solo aspettando il momento giusto.
Stava solo aspettando quella mattina del 19 maggio quando un proiettile colpisce in pieno Almerigo mentre filmava un attacco dei guerriglieri a Caia, in Mozambico.
Gli amici e i compagni non possono fare nulla, è un istante, un lampo e poi nulla se non le urla di chi cerca di trascinare via il corpo senza vita del reporter.


Lo seppelliranno lì, lontano da casa, sotto un albero e di lui in molti perderanno la memoria. In molti ma non tutti, non chi sentiva, e sente, bruciare lo stesso fuoco

Di Lorenzo Cafarchio

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