Il Primato Nazionale #29

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Febbraio – 2020

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Descrizione

«Il governo è morto, e non lo sa». È questo il messaggio che campeggia sulla copertina del Primato Nazionale. La sinistra, con il successo alle Regionali in Emilia Romagna, ha esultato come se avesse vinto una guerra mondiale. Ma si tratta, in realtà, di una vera e propria vittoria di Pirro: il Pd ha semplicemente mantenuto il potere in una «roccaforte rossa» che era sua da decenni. Non ha mica strappato il Veneto o la Lombardia al destra-centro. Insomma, l’euforia di Zingaretti, Conte e compagnia cantante è del tutto ingiustificata. Certo, il risultato positivo di Bonaccini ha allungato la vita a un governo che, in caso di batosta elettorale, non sarebbe arrivato a Pasqua. Ma l’esecutivo giallofucsia – come evidenzia Adriano Scianca – è nulla più che un «cadavere in buona salute». E la sua caduta potrebbe essere stata rimandata solo di qualche mese.

Ma non c’è stato solamente il voto in Emilia Romagna a tenere banco nelle ultime settimane. Anche l’assassinio per mano americana di Qasem Soleimani, generale iraniano carismatico e strenuo oppositore dell’Isis, ha riacceso i riflettori sullo scacchiere mediorientale, facendo riemergere i timori per una «terza guerra mondiale». Ed è esattamente agli scenari internazionali di quella regione che è dedicato un dettagliato focus del Primato Nazionale. Dall’Iran (E. Palazzini) alla Turchia di Erdogan (A. Piscitelli), dai cristiani iracheni (M. Valle) alla Libia (F. Vincenti e P. Sensini) fino al ruolo della Nato (G. Taietti), tutti i teatri più caldi sono analizzati oltre ogni pregiudizio e senza scadere in facili allarmismi.

Come sempre, poi, largo spazio agli approfondimenti e alle rubriche, alcune delle quali firmate da penne autorevoli del sovranismo italiano come Francesco Borgonovo, Alessandro Meluzzi, Diego Fusaro e tanti altri. Una menzione speciale merita anche la sezione storica: entrando nel nuovo decennio del XXI secolo, è tempo per una retrospettiva sui «ruggenti anni ’20» del Novecento. Quando Benito Mussolini, con la crisi dei Fasci di combattimento, stava seriamente meditando di abbandonare la politica. Ma fu proprio allora che il fascismo invertì la tendenza e iniziò la sua marcia verso la vittoria. Inaugurando (e scrivendo) tutta un’altra storia.

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